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In cucina etica ed estetica sono una cosa sola
27/05/2009 - Sloweb
In un servizio presentato in una nota trasmissione televisiva, il giornalista Jorg Zipprich, ha sostenuto che: “Molti chef stanno usando sempre più additivi chimici, sia per motivi economici, perché puoi mettere molto meno cibo nel piatto (12 grammi di pesce con additivi chimici possono sembrare una normale razione da 120 grammi), sia perché credono di essere molto creativi con l’ausilio di nuove formule e sapori e così via”. Per Zipprich, tutto ciò forse è legale ma non è onesto, non c’è informazione sull’uso degli additivi chimici che invece è obbligatoria nei prodotti dei supermercati. In sintesi: Addio etica, solo estetica come recitava lo slogan riportato, sulla maglietta indossata da Zipprich.

Il tema sollevato è di quelli che Slow Food considera fondanti per il recupero di un rapporto corretto con il cibo: la necessità di una cucina che sia insieme etica ed estetica.
Per Slow Food il piacere del cibo è un diritto e l’estetica nel cibo (che abbraccia un giudizio da parte di tutti e cinque i sensi) è la base per il conseguimento del piacere.
Ma non può essere l’unico: i sensi ci danno una conoscenza non solo soggettiva, ma anche di tipo congetturale. Fino a 10.000 anni fa, quando si affermò l’agricoltura e la cucina del cotto, i sensi erano la guida per decidere cosa in natura poteva essere mangiato. Da allora il cibo è stato sempre più elaborato, utilizzando conoscenze e tecniche accumulate nei millenni. In questo passaggio è contenuta in nuce la possibilità che i sensi possano essere “ingannati” da chi cucina, sia esso un grande chef, una massaia o la moderna industria alimentare. L’inganno può assumere diverse modalità, non essere facilmente individuabile e prestarsi ai più svariati fini.

Proprio analizzando gli scopi però, ci si accorge che non è sufficiente l’estetica: essa senza etica non raggiunge la sua piena realizzazione. Oggi non a caso si parla di “sensorialità sostenibile”. Se non si ha un atteggiamento etico, cioè attento, rispettoso, verso ciò che è al di fuori di noi, non possiamo sviluppare nessun senso del bello e del buono.

Massimo Bottura è sempre stato a fianco delle battaglie di Slow Food: non a caso è un cuoco della rete di Terra Madre, creata per legare i cuochi del mondo alle comunità di contadini, pastori, pescatori. Non a caso, Slow Food Italia ha inserito Bottura nel Comitato Scientifico per la realizzazione della ricerca Storie di Terra e di Rezdore, in collaborazione con la Provincia di Modena. Lo studio, attraverso le testimonianze filmate di centinaia di anziani, ha portato al recupero dei savoir-faire e dei prodotti della cultura contadina modenese. Bottura ha contribuito attivamente con la realizzazione di una straordinaria intervista a Lidia Cristoni, la rezdora di Nonantola da cui ha imparato a fare la sfoglia.

La cucina di Massimo, attraverso ambiguità e paradossi ottenuti scegliendo e lavorando gli ingredienti in modo diverso da quello a cui siamo abituati, ci costringe boccone dopo boccone, a riconsiderare il nostro rapporto con il cibo.
Spesso i suoi piatti sono, alla vista, composizioni artistiche che non lasciano trapelare l’identità degli ingredienti, accostamenti di profumi e sapori, di temperature e consistenze, che tuttavia lasciano gli indizi per trovare nella nostra memoria gustativa i ricordi della pietanza che vogliono evocare, facendocela “vedere e sentire” in un modo nuovo, come in piatti come “il parmigiano reggiano in cinque consistenze e cinque temperature”, “il bollito non bollito”.
Nel servizio televisivo che è stato citato, alcune sue creazioni sono state oggetto di stroncature basate sulle apparenze e sulla presunzione che quelle apparenze fossero state ottenute con l’uso di additivi chimici o chissà quali altri intrugli.
Un giudizio sommario, dato senza capire la forza della critica che Massimo Bottura rivolge al mondo dell’omologazione dei sapori e dell’immagine fine a se stessa: quello fatto di stupende mele rosse che non sanno di niente e che chissà quanti residui chimici contengano.

Slow Food Modena ha invitato Massimo Bottura a organizzare insieme un evento dedicato alla cucina etica ed estetica la sera del 27 maggio presso il Ristorante La Francescana (Mo), nel corso del quale verrà indossata una maglietta con la citazione del filosofo Ludwig Wittgenstein : Etica ed estetica sono una cosa sola.
 
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