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La longa manus di Gates e Rockefeller Foundation, Pioneer, Monsanto e Sygenta sulla banca dei semi nelle Isole Svalbar
26/02/2008 - Sloweb
Una gelida dispensa per conservare la biodiversità. Dopo anni di preparazione, l’arca di Noè dei semi è stata inaugurata a due passi dall’Artico, nelle Isole Svalbar (Norvegia), con lo stoccaggio delle prime 12 tonnellate di semi (100 milioni di varietà).
Sembrerebbe un grande evento, soprattutto per chi vede un futuro a tinte fosche per la biodiversità del pianeta a causa di degrado ambientale, biopirateria, ogm e ipotetiche catastrofi naturali. All’interno di questo tunnel tra i ghiacci verranno conservati gelosamente i semi delle specie vegetali della Terra.

Tutte buone notizie. Ma vediamo cosa succede se si scava nel permafrost delle Isole Svalbar. Il punto interessante è chi sta sponsorizzando la banca genetica dell'Apocalisse. Al governo norvegese si sono affiancati la Bill & Melinda Gates Foundation, la DuPont/Pioneer Hi-Bred, il gigante statunitense dell'agroalimentare tra i maggiori proprietari di brevetti di semi ogm e chimica collegata, la Syngenta, la più importante azienda con sede in Svizzera di semi ogm e agrochimica attraverso la fondazione Syngenta, la Monsanto, famigerata multinazionale dell’agroindustria madre delle più famose varietà ogm, la fondazione Rockefeller, il gruppo privato che negli anni '70 aveva dato vita alla "rivoluzione genetica" con un giro d'affari di oltre 100 milioni di dollari in sementi, e la Cgiar, la rete mondiale creata dalla fondazione Rockefeller per promuovere il suo ideale di purezza genetica attraverso le manipolazioni in agricoltura. Un’interessante combriccola.

A questo punto sorgono spontanee alcune domande. Quale futuro prevedono gli sponsor, in grado di minacciare la disponibilità globale degli attuali semi, quasi tutti già molto ben protetti in apposite banche in tutto il mondo?
Le Fondazioni Gates e Rockefeller favoriscono la proliferazione di semi brevettati e dei semi terminator in corso di brevettazione, un processo che distrugge le varietà di semi quando viene introdotta la monocoltura agroalimentare industrializzata. E che cosa li spinge a investire allo stesso tempo decine di milioni di dollari per proteggere ogni varietà di semi conosciuta in una banca dell'apocalisse a prova di bomba vicino al circolo polare artico, "in modo che la diversità genetica possa essere conservata per i tempi a venire" per usare le loro stesse parole?
Forse un giorno avremo le risposte…

Fonte:
Globalresearch.ca
Comedonchisciotte.net
La Repubblica


Luca Bernardini
l.bernardini@slowfood.it
 
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