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Fabbrica di espropri
03/02/2007 - Sloweb
Oltre 14mila contadini sono stati cacciati dalle loro terre a Singur, poco fuori di Kolkata, capitale del Bengala occidentale. Il motivo: quei terreni hanno una posizione favorevole per la costruzione della fabbrica della ditta leader Tata Motors che produrrà l’autovettura più economica del mondo dal costo di meno di 100mila rupie (2.200 dollari) e darà lavoro a 10mila persone.
Sono stati recintati circa 1.000 acri di terreno coltivato – campi ben irrigati dove crescono soprattutto riso e patate - vicino alla principale strada dello Stato.
Il progetto è molto importante per lo sviluppo dell’economia – dicono i funzionari statali - ma il governo comunista ha acquisito il terreno applicando una legge coloniale del 1894, da tempo desueta, senza il consenso dei proprietari. Le proteste di piazza dei contadini sono sfociate in scontri violenti con la polizia ed è sorto un caso nazionale.
Mamata Banerjee, leader dell’opposizione, spiega che la protesta non è contro lo sviluppo industriale, ma contro l’esproprio dei terreni agricoli.
Molti agricoltori hanno accettato l’indennizzo offerto per vendere la terra perché hanno avuto una promessa di assunzione nella nuova fabbrica. «Funzionari del partito – denunciano i contadini in lotta – ci hanno intimato di vendere e hanno stilato una lista di persone che hanno accettato, ma molte firme sono false».
Il Gruppo Tata, di cui fa parte la Tata Motors, è una della maggiori imprese indiane e nel 2005-06 ha dichiarato redditi per 967,229 miliardi di rupie (21,9 miliardi di dollari) pari a circa il 2,8% del Prodotto interno lordo nazionale. Il 31 gennaio la Tata Steel, che pure fa parte del gruppo, è diventata la 5° maggior ditta metallurgica mondiale grazie all’acquisizione per 12,2 miliardi di dollari dell’anglo-olandese Corus Group.
La Tata Motors ha promesso 10mila posti di lavoro e ha fama di trattare bene i dipendenti. Sono già stati organizzati corsi per i nuovi operai, ma molti agricoltori non sono stati chiamati, altri non vogliono cambiare la loro vita e si preparano a resistere, anche se non sanno come. Protestano davanti al cantiere della fabbrica e sperano di non essere dimenticati.

Fonte: Asianews
 
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