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Il potere della rete
28/01/2008 - Arion Thiboumery - Sloweek
Leggere uno scritto sul lavoro di un’altra persona è un po’ come vedere delle immagini di cibo: magari ci stimola i sensi, o arriva a scuotere nuovi livelli di immaginazione organolettica, ma quando arriviamo all’ultima pagina non abbiamo ancora ottenuto piena sazietà dalla lettura. A volte mi sento imbarazzato dal feticismo accademico per il testo, e accolgo volentieri l’opportunità di andare oltre la sua dimensione singolare.

Questo è ciò che accade a Terra Madre: l’incontro mondiale delle comunità alimentari – il fatto di trovarsi tutti insieme, faccia a faccia, a chiacchierare e a condividere storie, osservazioni ed esperienze. Dei modi di comunicare sicuramente già sperimentati, di per se’ semplici e sinceri, eppure così veloci e immediati da superare qualsiasi mezzo tecnologico conosciuto.

A Terra Madre 2006, ho avuto la fortuna di imbattermi in uno chef del Kentucky di nome Bob Perry, il quale aveva gestito i servizi alimentari di tutto il Kentucky State Park System, il sistema dei parchi nazionali del Kentucky, e che sa trasformare i prodotti dei contadini locali nell’attrazione principale. Si era da poco trasferito alla University of Kentucky per diventare Food Systems Coordinator, il coordinatore dei sistemi alimentari, per la Local Foods Initiative dell’Università, un’iniziativa di ampiezza nazionale a supporto dei cibi locali, che presta particolare attenzione al sistema di approvvigionamento alimentare dell’Università.

Lavorando con un’altra chef delegata di Terra Madre, Donna Prizgintas, abbiamo convinto i Dining Services, i servizi di ristorazione, della Iowa State University (ISU) a invitare Bob e farlo collaborare a risolvere alcuni problemi logistici relativi al nostro programma Farm to ISU: dalla fattoria all’Università. Donna ha ospitato Bob a casa sua in modo che, oltre ai nostri progetti specifici, potessimo avere una sorta di scambio senza pianificazioni particolari, come accade spesso durante una buona cena, dove le idee e le discussioni abbondano e hanno tempo per maturare seguendo un processo naturale.

Io e una parte del personale dei servizi di ristorazione della ISU avevamo dato un’occhiata al resoconto di Bob sul suo lavoro al Kentucky State Park System, ma sono stati i dettagli concreti sulle logistiche istituzionali ad accendere la discussione – quel genere di dettagli che, come gli aromi del cibo, non possono essere catturati nella pagina scritta; i cui aspetti più profondi possono ricondurre solo a un certo terroir.

Bob ha illustrato con estrema precisione come usare ogni singolo pezzo di un manzo intero e ha fatto in modo che il gusto dei buoni polli locali si potesse assaporare nelle minestre piuttosto che nei panini. Ha sottolineato l’importanza dei rapporti tra i dipartimenti del campus non soltanto al fine di incoraggiare la consapevolezza sui cibi locali, ma anche per coinvolgere molti dipartimenti, oltre ai servizi di ristorazione, nella promozione e nella creazione di sistemi alimentari locali. Ha inoltre supportato – da vero adepto di Slow Food! – gli eventi che coglievano l’aspetto godereccio dei prodotti agricoli, non soltanto le loro dimensioni teoriche, come le feste mensili che presentano specialità locali, oppure invitando i cuochi locali ad andare a cucinare nelle mense.

«Da queste parti non è molto facile convincere le persone a leggere scritti sulle questioni alimentari» ha spiegato Sue DeBlieck, coordinatrice dei servizi di ristorazione del programma “Farm to ISU”, che ha organizzato la visita di Bob e le discussioni con il personale della ristorazione. «Il nostro personale preferisce discutere e ricevere risposte immediate ai problemi da parte di chi si intende di ristorazione istituzionale. Ho spedito un bel po’ di e-mail proponendo progetti alle altre università, ma sono quasi sicura che molta gente non le ha neppure lette. Il nostro personale si è sentito davvero incoraggiato dalla visita di Bob Perry».

La visita di Bob alla ISU è stata organizzata in modo che coincidesse con un incontro tra le Univeristà di tutto l’Iowa, oltre che della University of Minnesota, che si focalizzava su come coordinare e promuovere il cibo locale all’interno delle istituzioni per l’educazione superiore. Sia nella discussione che nelle valutazioni dell’evento, ai rappresentanti dei serivzi di ristorazione di tutte le univerisità e dei college interessava sia continuare a imparare dai reciproci programmi “Farm to College”, che organizzare un incontro annuale sul sistema di approvvigionamento alimentare locale. Per il prossimo anno è già in programma un altro incontro.

La visita di Bob non sarebbe stata completa senza un bel banchetto. Come pezzo centrale, ha portato tutta quanta la spalla di un raro incrocio di maiale Ossabaw, che era stato alimentato a ghiande nelle colline degli Appalachi del Kentucky orientale. L’Ossabaw, un cugino dei maiali neri iberiani noti per i loro divini prosciutti essiccati, aveva una carne rossa scura che, dopo una lunga cottura a fuoco lento, si è trasformata in teneri pezzetti che scintillavano nel loro grasso simile all’olio d’oliva, frutto dei suoi geni e della dieta a base di ghiande. E ha fornito un bel lubrificante che ha ben avviato la nostra conversazione.

Si spera che la visita di Bob Perry sia stata la prima di molte altre a venire, che recheranno vantaggio alla ISU attraverso la rete di Terra Madre di Slow Food. La visita né è costata tanto (il prezzo di un biglietto aereo) né è durata troppo (tre giorni), ma il valore dello scambio diretto e personale è stato immensamente superiore a quello di un saggio accademico e, di sicuro, molto più gradevole.

Arion Thiboumery conduce il dottorato di ricerca presso la Iowa State University, USA, occupandosi di sistemi agroalimentari “buoni, puliti e giusti” in generale, e di piccole macellerie in particolare.

 
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